home pageIl fiume Serio


Un grande fiume scorre tra le province di  Bergamo e Cremona:: è il Serio, affluente dell’Adda.
Con i suoi 124 chilometri di lunghezza  il Serio è il primo dei fiumi bergamaschi. 
Le sue sorgenti sono al lago di Barbellino, tra il PIzzo di Coca , il Monte Torena.(2911 metri) e il Pizzo del Diavolo (2926 metri)
nelle Prealpi Orobiche. La foce a Boccaserio in quel di Montodine ove il fiume confluisce nell'Adda.

Dopo aver attraversato la Valle Seriana sbocca nell’ alta pianura padana a Seriate. Il tratto bergamasco è caratterizzato da ampi ghiaioni, nei quali il fiume si perde in mille rivoli; presso Castel Gabbiano muta aspetto: il letto si fa unico ed incassato in una valle che, a sud di Crema, è profonda anche 12 metri.
Dopo Montodine sfocia nella piana alluvionale dell’ Adda, per buttarvisi presso Bocca Serio, dopo 124 km.       Il fiume aveva fino all’ alto medioevo tutt’ altro corso: presso Ripalta Vecchia aveva un andamento verso sud-est, attraversando i territori di Castelleone e San Bassano, per sfociare nell’ Adda presso Pizzighettone.
Il mutamento, lento e graduale, avvenne tra l’ XI ed il XIV secolo a seguito di alluvioni. Nel corso antico ha preso posto il Serio Morto, un corso d’ acqua di origini risorgive e rettificato negli anni trenta del XX secolo. La parte planiziale del fiume è protetta dal Parco del Serio

Qualcuno ha voluto vedere nel Serio più le caratteristiche di un torrente che di un fiume, soprattutto per l’ esaurirsi della sua corrente in pianura, dove d’ estate l’ acqua compare solo dopo i temporali. Ma messo a confronto con il Brembo, pur avendo rispetto ad esso un bacino di raccolta più ampio, il Serio ha una portata più costante, con una media di 22 metri cubi al secondo, mentre quella del fiume fratello varia tra i 15 e i 30 metri cubi. Spesso infatti non si tiene conto della grande quantità di acqua che viene prelevata dal Serio per alimentare rogge e canali. Sicuramente ha perso molto della sua potenza, solo se si pensa che nei secoli passati lungo il fiume venivano fatti scendere per "flottazione", ossia grazie alla forza della corrente, migliaia di tronchi d’ albero ogni anno.il fiume prima del ponte di Montodine

Il tratto del fiume Serio da Seriate (alle porte di Bergamo) fino alla sua confluenza nell’Adda, può dividersi in due parti, identificabili anche a uno sguardo non esperto. Nel tratto bergamasco (quello settentrionale) ci troviamo di fronte a un ampio e brullo greto fluviale, a causa dell'inabissamento delle acque nel subalveo del fiume: di fatto, una sorta di “deserto ghiaioso”.

Più a sud, nel tratto cremonese, la falda riemerge in superficie, e il fiume si ricompone in un unico alveo ad andamento meandriforme, con un solco stretto e inciso, tipico della "valle a cassetta". Sopravvivono in quest'area interessanti ambienti umidi: le lanche e le morte. Il suo ampio greto ciottoloso, punteggiato di prati aridi, si trasforma, nel suo tragitto verso la foce, in un alveo incassato da alte ripe.

La vegetazione è nel complesso scarsa, con nuclei pregiati nella Riserva Palata Menasciutto, nel cremonese: un’area umida ripariale, chiuso tra due rami fluviali morti e intersecata dal Serio vivo. Di discreto livello l’avifauna, mentre non particolarmente interessante risulta la fauna terrestre, per l’esigua estensione dei boschi.

Evoluzione del corso basso del fiume Serio

 

Montodine si adagia sulla parte terminale del fiume Serio,
però non da sempre infatti solo da qualche secolo il fiume scorre nel solco diretto verso Montodine e la foce dell'adda presso Boccaserio.  Non v'è dubbio che il Serio abbia prodotto e occupato per lungo tempo la valle fluviale, oggi abbandonata, che lo conduceva a sfociare nell'adda circa 20 km più a sud nei pressi dell'attuale abitato di Pizzighettone.
Il processo di trasformazione che ha portato il tratto terminale del fiume ad abbandonare il vecchio tracciato e seguire un percorso più breve nel nuovo inalveamento, è testimoniato storicamente. Già nello scorso secolo alcuni autori, seppur non in modo specifico, avevano attestato l’esistenza di una valle fluviale relitta a sud di Crema, situata ad est di quella attiva.

Circa venticinque anni fa Lodovico Dario Passeri, in occasione di alcuni rilevamenti per la Carta Geologica d’Italia, ha individuato due antichi alvei fluviali a sud di Crema: il Serio di Castelleone ed il Serio di Grumello.

Il Passeri individuava nella valle del Serio morto (la valle relitta del Serio di Castelleone) presso Ripalta Arpina, in località Cascina Dosso, il punto in cui il fiume ha deviato dal suo percorso, giungendo a lambire Castelleone, San Bassano, Pizzighettone per poi sfociare nell’Adda.

Nel caso del fiume Serio si parla di "deviazione forzata", cioè provocata da eventi indipendenti dal corso d’acqua, probabilmente una deformazione tettonica della superficie terrestre che ha provocato il deflusso delle acque verso il nuovo tracciato.

L’attività del fiume Serio nella valle oggi chiamata "del Serio morto" è documentata addirittura da una cartula commutationis (documento di vendita e di acquisto di alcuni territori) dell’anno 960, stipulata fra il Vescovo di Cremona Dagiberto ed il Conte di Lecco Attone. Quello che è difficile ricostruire è fino a quando il fiume Serio abbia mantenuto il percorso antico e quando abbia assunto quello attuale.

Dalla ricostruzione del tracciato fluviale basata su antichi documenti è possibile dire che il Serio nel XIII secolo occupa ancora la valle primitiva: nel 1213, infatti, la battaglia che doveva porre termine ai continui contrasti fra cremonesi, da una parte, cremaschi e milanesi, dall’altra, viene combattuta in località Bodesine, nei corsi morti del fiume, ancora nell’antico alveo che il Passeri chiama valle del Serio morto.

A testimonianza dell’antichità del tracciato del Serio sono stati rinvenuti reperti masolitici nei dintorni di Castelleone ed anche ritrovamenti preistorici più recenti fino all’età romana ed al Medio Evo. Ne sono esempio le tracce della centuriazione romana dell’ager cremonesis e dell’ager bergomensis, ben diverse fra loro per l’orientamento geografico e le dimensioni della maglia centuriale: si contrappongono a ridosso dell’antico solco fluviale, ad est del quale è riconoscibile la limitatio cremonese, mentre ad ovest prosegue il territorio bergamasco, fino alla confluenza del Serio in Adda nei pressi dell’attuale Pizzighettone.

La via romana che metteva in comunicazione Mediolanum con Cremona si arresta a San Bassano, per poi proseguire oltre il corso del Serio antico, sempre nella stessa valle fluviale che quindi era preesistente alla strada.

Inoltre, l’antico corso del Serio costituiva la separazione naturale del territorio cremonese dall’Insula Fulkerii che nel 1188 risulta avere come confini Azzano a nord, Gombito a sud e come limiti naturali l’Adda ad ovest ed il Serio ad est.

Ancora fino al XIII secolo, il percorso del Serio passa per Rivolta (Ripalta Vecchia) e Rivoltella (Ripalta Arpina) che sorgono ad ovest del suo corso. Circa un secolo e mezzo più tardi, nel 1361, una convenzione stipulata tra il Podestà ed i Consoli di Crema attesta già l’avvenuto cambiamento di percorso del fiume; infatti vengono elencate le quattro località di Ripalta Vecchia, Ripalta Nuova, Ripalta Guerina e Ripalta Arpina, contrapposte a due a due al di qua ed al di là del Serio e nate dalla divisione dei due centri precedenti – Rivolta e Rivoltella – operata dal passaggio del nuovo percorso.

Viene, inoltre, documentata l’esistenza di due strade che, partendo da Crema, costituiscono il collegamento con la parte meridionale del territorio e si snodano sulle due sponde opposte della nuova valle, probabilmente perché l’ostacolo intermedio era proprio il Serio. La prima, dal ponte del Serio (alle porte di Crema), passando per Ripalta Vecchia e Ripalta Arpina, tocca una torre munita presso il Marzale e conduce verso il cremonese (con Castelleone punta estrema verso nord) da una parte, e verso Montodine dall’altra. La seconda strada, da Porta Ripalta passando per Ripalta Nuova, conduce a Montodine. Il contesto territoriale mostrato risulta essere del tutto simile a quello attuale.

Infine, nel documento del 1361 viene nominata l’aqua Cremalis, piccolo corso d’acqua che sembrava avesse origine dal bacino del Moso cremasco e che passava a sud della città di Crema, in direzione dell’attuale valle. Non è da escludere, secondo le ipotesi più moderne, che siano state proprio le acque defluenti del Moso cremasco ad originare l’odierno percorso, raccogliendosi in un alveo antico che oggi corrisponde alla nuova valle.

(estratto da INSULA FULCHERIA XXII – dicembre 1992 – Rassegna di studi e documentazioni di Crema e del Cremasco, a cura del Museo Civico di Crema)

Gli affluenti

Il fiume Serio lungo il suo percorso, dall’origine, è interessato da una serie di affluenti – per lo più concentrati nella parte alta del bacino- ed immissioni di ulteriori apporti nella parte di pianura del bacino, quali quelli dei sotto bacini, comunque tributari del fiume Serio, del torrente Zerra, del torrente Morla, di canali irrigui e di numerosissimi colatori che adducono al fiume Serio le acque di una vasta zona di risorgive che interessa la bassa pianura bergamasca e tutto il territorio cremasco. Questi affluenti da monte a valle sono:

Altri afflussi da canali artificiali da citare sono:

Caratteristiche della pianura

Per arrivare alla conformazione attuale del territorio bisogna partire dal Pliocene. Il percorso della bassa valle seriana attuale si identificava con un golfo, con una marcata incisione nella roccia rintracciabile a circa cento metri di profondità rispetto al piano attuale di campagna. Tale situazione permase sino a circa due milioni di anni fa quando, anche a seguito delle ultime significative fasi dell’ orogenesi alpina iniziò la fase di regressione che, di pari passo con il ritirarsi delle acque marine, determinò la continentalizzazione graduale della pianura bergamasca. I corsi d’ acqua aumentarono il trasporto del materiale eroso e iniziò l’ alluvionamento della fossa padana.

Oggi la piana seriana si presenta come un’ estesa pianura con una morfologia uniforme e con strati ghiaiosi, sabbiosi, limosi ed argillosi.

Gli interventi umani

Nella sezione più alta del corso del fiume fu probabilmente possibile riconoscere una relativa conservazione dell’ assetto tradizionale fino alla vigilia del nostro tempo. Gli interventi furono per secoli abbastanza modesti: si imponeva la forza della natura (energia del rilievo,durezza del clima, forza dell’ acqua…). Anche qui, però, negli ultimi tempi lavori potenti hanno cambiato l’ assetto e l’ aspetto: si pensi anche solo allo sbarramento dell’ acqua sul piano del Barellino e alla conseguente cattura della famosa cascata.

Le cascate

Le Cascate del Fiume Serio sono, con il loro triplice salto di 106, 74e 75 metri, le più alte d'Italia e le seconde in Europa. L'acqua, liberata dalle paratie della Diga del Barbellino, precipita a valle spumeggiando e creando uno degli spettacoli più maestosi ed entusiasmanti che possono essere ammirati a Valbondione.

STORIA DELLE CASCATE

Le prime descrizioni di queste cascate risalgono alle cronache dei viaggiatori del XVI sec., come è il caso di Giovanni Maironi da Ponte il quale le rappresentò come "il luogo dove rifarsi dalle tante amarezze della vita".Nel XIX sec. la casa editrice Vallardi pubblicò il libro "La terra, trattato popolare di geografia universale" dove a pagina 407, troviamo un attenta descrizione accanto alle cascate del Niagara.

Le cascate del Serio sono le più alte d'Italia con 315 m. di altezza e le seconde d'Europa. Sono formate da un triplice salto.( 105, 74 e 75 m.)

La diga dalla quale viene liberata la massa d'acqua fu completata nel 11/1931; prima di questo intervento dell'uomo scendeva naturalmente dal lato sud del sovrastante piano del Barbellino.

Dal 1969 in poi ( escluso il periodo dal 1975 al 1977 in cui per lavori di manutenzione alla diga si svuotò il lago ed il salto della cascata si potè ammirare tutti i giorni) è stato possibile assistere allo spettacolo delle cascate una volta sola all'anno nel mese di luglio.

Questo spettacolo, negli ultimi anni, viene ripetuto per ben cinque volte ( la 1° e la 3° domenica di luglio e di agosto; e la 1° domenica di settembre), nell'intento di incentivare la partecipazione a questa manifestazione, grazie all'accordo raggiunto con l'ENEL dall'Amministrazione comunale.

 

Il parco serio (www.parcodelserio.it)

  • Gestore: Consorzio tra le Province e i Comuni interessati (Bariano, Calcinate, Casale Cremasco, Castel Gabbiano, Cavernago, Cologno al Serio, Crema, Fara Olivana con Sola, Fornovo S. Giovanni, Ghisalba, Grassobbio, Morengo, Martinengo, Madignano, Montodine, Mozzanica, Pianengo, Ricengo, Ripalta Arpina, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina, Romano di Lombardia, Seriate, Sergnano, Urgnano, Zanica)
     
  • Sede: p.zza Rocca, 1 - 24058 Romano di Lombardia (BG)
  • Tel: 0363/901455
  • Fax: 0363/902393
  • Email: parcodelserio@tin.it
  • Superficie: 7.750 ha
  • Altimetria: h min 54 m slm - h max 240 m slm
  • Province: Bergamo, Cremona
  • Istituzione: 1985
Origini e motivazioni dell'istituzione
La volontà di tutelare l'ambiente fluviale seriano risale al 1973, quando le Province interessate formularono la proposta di salvaguardia, che si concretizzò nel '85 con la L.R.70. Le motivazioni dell'istituzione sono da ricercare, oltre che nell'intento protezionistico di ciò che resta del corredo naturale tipico dell'ambiente perifluviale, nella volontà di impedire il progressivo deterioramento del territorio, intervenendo nella riqualificazione delle singole componenti e nel recupero dei valori naturali, storici e culturali.

Il Parco del Serio ricomprende i terreni lungo il corso del fiume Serio, nel suo tratto planiziale, da Seriate fino alla foce in Adda. Il paesaggio è caratterizzato, nel tratto bergamasco, da un ampio e brullo greto fluviale, a causa dell'inabissamento delle acque nel subalveo del fiume; nel tratto cremonese la falda riemerge in superficie, dando origine a lanche e mortizze, dove le rive non risultano compromesse dalle numerose opere di regimazione ed escavazione del fiume e dalle bonifiche agricole

Geologia e Geomorfologia
Il Fiume Serio si snoda in direzione nord-sud con un solco vallivo variamente inciso nel livello fondamentale della pianura e rappresenta l'asse del parco. La morfologia fluviale varia nettamente da N a S.
Nella zona N, alta pianura, il fiume presenta un alveo "braided", dilatato con vari rami deliminati da banchi alluvionali allungati nel senso della corrente; la permeabilità di questi depositi provoca talora l'infiltrazione totale delle acque nel sottosuolo.
Qui si sviluppa la fascia centrale dei fontanili; molto interessante la Fontana del Campino.
Nella parte S, per la minore permeabilità dei depositi (argilla e limo), il fiume si ricompone in un unico alveo ad andamento meandriforme con un solco stretto ed inciso tipico della "valle a cassetta". Sopravvivono in quest'area interessanti ambienti umidi: le lanche e le morte.
Vegetazione
La copertura arborea che caratterizzava nel passato il territorio seriano è oggi sostituita da un'esigua vegetazione boschiva dominata dalla robinia e da altre specie esotiche che hanno preso il sopravvento sulla flora autoctona, stravolgendo il paesaggio botanico del fiume. Sono presenti circa 100 specie tra alberi, arbusti e lianose, di cui almeno 30 autoctone.
Tra gli alberi sono da ricordare i salici, i pioppi, gli aceri e le più rare querce, mentre tra gli arbusti il sanguinello, il sambuco, il biancospino e la rosa selvatica.
Limitata è invece la presenza di vegetazione palustre (tife, giunchi).
Fra le erbacee, attualmente in fase di studio, si segnalano, quale ultima testimonianza di antichi boschi, il mughetto, il dente di cane, il bucaneve e la rosa di natale. Di particolare significato la presenza di alcune specie di orchidee.
Fauna
L'ittiofauna (circa 30 specie) si differenzia in relazione al regime idrologico: a N è tipica di acque correnti poco profonde a fondo ciottoloso, mentre nel tratto centrale e a S di acque più profonde e a corrente più lenta.
Tra gli invertebrati sono in fase di studio le libellule, le farfalle e alcuni macroinvertrebrati acquatici quali indicatori della qualità delle acque.
A forte rischio di scomparsa tutte le specie di anfibi (tritoni, rospi, salamandre, raganelle e l'endemica rana di Lataste) ed i rettili.
L'avifauna conta circa 140 specie rilevate, di cui 40 nidificanti; sembra che il loro numero sia in aumento nonostante il degrado ambientale. Sono stati installati 200 covatoi artificiali e sono operative alcune stazioni di inanellamento. Da segnalare la presenza della pavoncella (Vanellus vanellus), simbolo del Parco, e del pendolino (Remiz pendolinus).
I mammiferi sono poco conosciuti e rilevati: diffusi riccio, talpa, lepre e coniglio, in forte aumento la volpe, mentre donnola, tasso, faina e puzzola sono più rare, come pure ghiro e moscardino.
Valori storici e architettonici
Il territorio seriano ha offerto preziosi ritrovamenti archeologici, che vanno dal neolitico ai tempi dei Longobardi: i reperti sono conservati nei musei di Bergamo, Milano, Norimberga e Fornovo S.G., dove dal '75 è allestita una sala.
Le costruzioni civili dei secoli successivi, oltre all'architettura rurale con numerose cascine fortificate, offrono interessanti spunti per una visita. Suggeriamo nella bergamasca i castelli legati alla vita del condottiero Colleoni (Malpaga, Cavernago, Urgnano, Martinengo e Cologno), nel cremasco le ville e i palazzi (Ricengo, CastelGabbiano, Ripalta Guerina e Montodine).
Sparsi un po' ovunque le testimonianze religiose; dalle semplici edicole e cappelle poste a protezione degli antichi guadi, ai santuari, conventi e chiese parrocchiali.
Degni di nota i centri storici di Crema,Montodine, Martinengo e Romano di Lombardia con la Rocca, sede del Parco
Aspetti particolari e significativi

Tra Pianengo e Ricengo è situata la Riserva Naturale "Palata Menasciutto", ambiente di sicuro pregio, fondamentalmente ripariale, chiuso tra due rami fluviali morti ed intersecato dal Serio vivo.
La presenza di lanche fluviali, la ricchezza di vegetazione, la varietà di habitat e la consistenza del popolamento animale sono le caratteristiche essenziali della Riserva.
Il P.T.C. del Parco individua altre aree degne di essere considerate riserva naturale, situate nei territori di Urgnano, Mozzanica-Castel Gabbiano, Madignano-Ripalta Cremasca-Montodine

 


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