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Esempio di Gioco "Live"
:Crimini
truccati ----> articolo apparso su IO Donna il 7 dicembre 2009
GIOCHIAMO ALL'AUTOPSIA
? di Maurizio Di Lucchio
Due ore immobili, i piedi nell'acqua
gelata. Intorno indagano i "medici legali". Va in scena il CSI formato
Padania: un delitto immaginario, con attori senza pubblico. Obiettivo?
Divertirsi. "Ma anche scoprire un po' di sé".
Torna a colpire il serial killer che insanguina la provincia di Cremona.
Ieri sera una studentessa universitaria è stata trovata morta nel magazzino
abbandonato di una scuola di Montodine, nel Cremonese, con i piedi immersi
in una pozza di sangue Dai rilievi del medico legale, si è scoperto che è
stata colpita con tre coltellate al petto. Secondo il capitano cieli
Interpol Morfeo Legrenzi, responsabile delle indagini, si tratta di un caso
complicato, anche perché non si capisce come mais sul luogo del delitto, sia
apparsa una bambina di 8 anni morta anni fa. Un uomo della squadra assicura
di averle sparato, in preda al panico, diversi colpi di pistola senza
riuscire a ucciderla. Il paese è sotto shock: ormai c'è già chi parla di
fantasmi.
Noi di Io donna siamo lì, a due passi dalla vittima e dal medico legale. Ma
non c'è niente di cui aver paura. Il delitto non è mai avvenuto e il
racconto è semplicemente la cronaca di un gioco di ruolo dal vivo, un
“live”; può durare un giorno come alcuni mesi, e ogni sessione è lunga circa
tre ore. I protagonisti di questo spettacolo sono una decina di amici tra i
20 e i 27 anni (fantasma compreso) che una volta a settimana passano le
proprie serate giocando a mettere in scena storie di poliziotti, elfi,
pirati e vampiri. L'obiettivo? Rendere le simulazioni realistiche. E
divertirsi da matti.
I giocatori vengono da Montodine e da altri paesi vicino a Crema e
Cremona. La loro avventura comincia nel 2003, quando a uno di loro
regalano per il compleanno l'iscrizione a un "live" nei dintorni di Milano.
Detto fatto, gli amici si aggregano e decidono di partecipare tutti: è una
folgorazione. L'anno dopo, fondano un gruppo vero e proprio e iniziano a
organizzare i primi "live" nel Cremasco. Da allora, non hanno più smesso.
Fino a quando, qualche settimana fa, allestiscono con l'aiuto del sindaco e
dell'intero paese una "puntata speciale" di CSI tra le strade di Montodine.
I "Live” funzionano così: un narratore (il master) inventa il plot di una
storia, fa il “casting" dei giocatori e tratteggia insieme a loro le
caratteristiche e le biografie dei "pg", i personaggi giocanti, e dei “png",
i personaggi non in gioco che però possono interagire con i pg e con la
storia. Per scrivere le trame i master attingono, oltre che alla propria
creatività, a film, serie tv, romanzi, fumetti e altri giochi di ruolo.
I giocatori si autofinanziano e una volta
scelti i luoghi e realizzati i costumi e gli oggetti di scena, finalmente si
comincia. Il primo passo è dare ai vari personaggi una traccia della storia,
sulla quale i giocatori improvvisano. Man mano che la narrazione va avanti,
il master si adatta a ciò che osserva, aggiunge dettagli, ne toglie altri,
in modo da sviluppare l'intreccio fino alla fine.
«E' una forma di teatro interattivo», dice il master Lorenzo (26 anni,
detto "Sama"): nella vita reale è un animatore per bambini e nei
“live” diventa una specie di regista che si muove quasi invisibile sul
“set”" per comunicare sottovoce ai giocatori le evoluzioni della narrazione.
«L' abilità di un master»,
spiega Sama
«sta nel rendere la messa in scena così credibile da non far capire la
distinzione tra realtà e finzione» Fino a un coinvolgimento emotivo
totale: una volta un giocatore ha
telefonato nel cuore della notte al suo «capo" Legrenzi (cioè Luca, 21
anni), per rivelargli le novità del caso.
E Luca, anziché riattaccare, si è messo all'ascolto del "poliziotto" con
grande attenzione, come se fosse davvero un medico legale di CSI impegnato
nelle indagini su un assassinio.
Ma alla fine del thriller, chi vince? I criminali o la giustizia? «Vinciamo
tutti», dice Lorenzo. «Durante il gioco, ci sono sempre momenti in cui ci
sentiamo immersi in un'altra realtà. Quando esprimiamo le nostre emozioni,
la paura o la rabbia: è lì che vinciamo». Calarsi nel ruolo fino a non
distinguere più il mondo vero dal gioco: è questo l'obiettivo, e quasi
sempre lo si raggiunge. Come è successo a Paolo (24 anni il "criminologo"),
che una volta ha cominciato a tremare sul serio quando ha saputo che i suoi
compagni di gioco lo avevano lasciato solo nel rifugio dell'assassino.
Pur di contribuire alla riuscita della sessione, Alessandra (24 anni, la
"vittima») non ha esitato a truccarsi da cadavere e a stare due ore immobile
con i piedi immersi in una bacinella d'acqua: «I "live" sono un concentrato
di emozioni», racconta. «Mi aiutano a scoprire le reazioni del mio corpo, un
po' come accade con la recitazione». Che la forma di espressione più vicina
ai “live" sia il teatro lo conferma anche Niccolò (21 anni,
"l'informatico"), che nella vita studia musica a Milano: «Interpretare
personaggi che all'apparenza non ci somigliano, aiuta a conoscere lati
nascosti della nostra personalità, e di quella degli altri».
Ma una differenza rispetto al palcoscenico c'è, e anche grossa: nei "live"
non c'è il pubblico. «Nel teatro resta una divisione incolmabile tra attore
e spettatore», riflette Sama. «Qui invece i giocatori sono una sintesi di
tutte e due le figure, al punto che la presenza di esterni (si riferisce
anche a noi di Io donna, ndr) a volte è quasi un disturbo».
È questa
la cosa più impressionante: in una cultura dominata dalla voglia di apparire
in video o sui giornali, i ragazzi di Montodine si sentono in imbarazzo se
una fotografa li ritrae mentre giocano a fare un'autopsia. E si stupiscono
se un cronista prende nota della loro bravura nel "tenere la parte" senza
mai dare, in tre ore, l'idea che si tratti solo di un gioco.
Una mania. Negli ultimi anni i giochi di ruolo dal vivo si sono diffusi
ovunque a un ritmo strabiliante
NOTA SUI GIOCHI DI RUOLO
In un
gioco di ruolo, abbreviato spesso in GdR, GDR o RPG
(dall'inglese role-playing game), un giocatore, chiamato generalmente
"Master", "Custode", "Narratore" ecc. racconta una storia, mentre gli altri
assumono il ruolo di personaggi della storia. A volte i personaggi sono
ideati da loro, altre volte dal Master, e si muovono in un mondo immaginario
o simulato, con precise e a volte complesse regole interne. Ogni personaggio
è caratterizzato da svariate caratteristiche a seconda del tipo di gioco di
ruolo (ad esempio forza, destrezza, intelligenza, carisma e così via),
generalmente definite tramite punteggi, che descrivono le capacità del
personaggio. Il ruolo dei giocatori, che muovono i personaggi nella storia,
è di interpretare le azioni dei personaggi e le loro reazioni col contesto
immaginario che il Master crea intorno a loro.
Nell'ultimo decennio è iniziato lo sviluppo di giochi di ruolo indipendenti
(definiti gergalmente indie). In questi giochi (alcuni esempi dei
quali sono Cani nella Vigna, Avventure in Prima Serata, La
Mia Vita col Padrone e Non Cedere al Sonno), che variano molto
sia in quanto a tipologia, sia in quanto a meccaniche, la figura del master
tende a differenziarsi in misura più o meno marcata da quella classica,
potendo anche passare da una figura col controllo della storia a un
giocatore che collabora attivamente con gli altri per la creazione di quella
stessa storia, fino a scomparire del tutto in alcuni casi.
Il
termine gioco di ruolo è spesso utilizzato indistintamente per
descrivere tre tipologie di giochi di ruolo, che si differenziano
principalmente per il mezzo utilizzato per la loro gestione:
-
Giochi di ruolo da tavolo, attorno al quale si riunisce un gruppo di
persone avvalendosi di supporti quali carta, matite, dadi ed eventualmente
miniature.
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Giochi di ruolo dal vivo (a volte abbreviato in GRV o LARP, dall'inglese
Live Action Role-playing), derivati da quelli da tavolo, che
impegna in sessioni live (dal vivo) giocatori in costume durante le
quali vengono a volte utilizzate repliche di armi e coreografie marziali,
a seconda del genere.
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Videogiochi di ruolo (a volte abbreviato in CRPG, dall'inglese Computer
Role-playing game), anch'essi derivati in origine dai giochi di ruolo
da tavolo e basati su concetti abbastanza simili, giocati da uno o più
giocatori, in quest'ultimo caso tipicamente connessi attraverso Internet.
Dei videogiochi di ruolo fanno parte i
MMORPG (Massively
Multiplayer Online Role-Playing Game), giochi di ruolo online dove il
personaggio creato dal giocatore interagisce con gli altri partecipanti e
si sviluppa in un mondo virtuale permanente gestito su Internet
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